Innsbruck la capitale del Natale

Innsbruck è senza dubbio una di quelle città capaci di rubare il cuore in ogni stagione dell’anno, ma è durante le festività natalizie, che mostra ai visitatori il suo volto più bello.
Dal 15 novembre 2019 al 6 gennaio 2020, torna la magia senza tempo dei Mercatini di Natale di Innsbruck, con oltre 5.800 luci a rischiararne ogni angolo e un calendario fittissimo che prevede 440 eventi gratuiti.
Il Mercatino di Natale del centro storico di Innsbruck
È il mercatino più tradizionale, sovrastato dalla mole del grande albero di Natale allestito sulla piazza centrale e con oltre 70 bancarelle che espongono i loro prodotti. Decorazioni natalizie, oggetti di artigianato tirolese, candele e dolci tipici delle festività natalizie.
La centralissima Kiebachgasse si trasforma per l’occasione nel Vicolo delle Fiabe e dei Giganti, attraversato dai personaggi delle fiabe più famose che per una volta prendono vita ed escono dalle pagine dei loro libri del cuore.
Il mercatino lungo la Maria Theresien Strasse, il Natale chic
Non può che essere chic e raffinato il mercatino che si tiene lungo la via dello shopping di Innsbruck, la Maria Theresien Strasse. Ad attendere i visitatori un grande cristallo di rocca posto proprio all’inizio del viale, che apre il cammino verso un allestimento particolarmente scenico fatto di scintillanti alberi di luce che, nel complesso, creano un’atmosfera davvero fatata.
A Marktplatz il Mercatino di Natale è formato famiglia.
È il mercatino perfetto per chi è in vacanza a Innsbruck con tutta la famiglia, poiché quello di Marktplatz è il mercatino che da sempre propone tante iniziative per i bambini. Una giostra con i cavalli dal fascino vintage, una piccola fattoria con animali da coccolare e pony da cavalcare, il teatro dei burattini, l’ora delle fiabe: questi sono solo alcuni dei dolcissimi appuntamenti fatti su misura dei piccoli visitatori, che ne saranno letteralmente conquistati.
Hungerburg, il mercatino… con vista
Immagina di immergerti nella più autentica atmosfera natalizia dell’Austria, e di avere sotto di te il magico panorama della città di Innsbruck illuminata a festa. È questo quello che ti aspetta al mercatino panoramico sulla Hungerburg, scenograficamente raggiungibile salendo a bordo dell’avveniristica funicolare firmata dall’archistar Zaha Hadid.
A Wilten il Natale è tipicamente tirolese
A cinque minuti a piedi dalla Maria Theresien Strasse, la Wiltner Platzl con le sue spettacolari case antiche ospita un mercatino molto particolare, dove trovare specialità rigorosamente regionali, vin brulè biologico e un inconfondibile charme tirolese.
St. Nikolaus, il mercatino segreto della città
È nel cuore del quartiere più antico di Innsbruck, in Piazza Hans Brenner, che ti aspetta il mercatino di Natale di St. Nikolaus. Perfetto per gli amanti dei dettagli, e per chi è alla ricerca di oggetti piccoli e raffinati pur non volendo rinunciare all’atmosfera rilassata e romantica del periodo prenatalizio.



Bergisel, il Natale imperiale
È il settimo mercatino di Natale di Innsbruck, ed è la grande novità della stagione 2019. Il nuovo Mercatino di Natale del Bergisel, la montagna alle porte della città famosa per il trampolino olimpico firmato da Zaha Hadid. Il posto giusto per trovare prodotti tipici dell’artigianato locale di alto livello. La scelta è veramente molto ampia, e spazia dai gioielli naturali realizzati con fiori e piante ai saponi con acqua delle Alpi, dagli sciroppi di frutta e erbe alle marmellate, al miele e alle conserve, passando per prodotti di lana di Alpaca e oggetti in vetro soffiato e in argilla nera smaltata.

Ben 7 mercatini di Natale non ti sembrano abbastanza per scegliere Innsbruck per il tuo city break d’inverno?



Mr Thomas Cook


 In questi giorni si è sentito molto nominare Thomas Cook come l’ultimo dei fallimenti di un Tour Operator cui stiamo assistendo in questi anni.


Ma chi era Thomas Cook?

Chi come me, ha studiato turismo (ebbene sì..il turismo si studia! Non si è agenti di viaggio perché si è bravi a googlare, altrimenti saremmo tutti medici…o tutti morti! J) lo ha letto sui propri libri di testo, e lo ricorda come il primo Tour Operator della storia.

Toomas Coock è colui che ha inventato il tour operating che è arrivato fino a noi!!
L’inventore del turismo moderno!

Inglese, nato nel 1808 a Melbourne nel Derbyshire è stato un pastore protestante, ma come è arrivato ad organizzare viaggi?
 Nel 1832 Cook si trasferì in Adam and Eve Street a Market Harborough. Influenzato dal ministro battista locale Francis Beardsall, nel 1833 prese l'impegno di non bere alcolici. Come parte del movimento della Temperanza, organizzò riunioni e cortei contro l'alcool.

L’idea gli venne proprio per permettere a più persone possibili di partecipare alle riunioni della Temperance Society: con l'apertura della Midland Counties Railway, pianificò di portare un gruppo di attivisti del movimento dalla stazione di Leicester a una riunione a Loughborough: 1 scellino per ciascun passeggero per un viaggio di andata e ritorno di undici miglia. Quel viaggio comprendeva anche il pranzo e uno spettacolo di gran galà: un vero e proprio pacchetto turistico, il primo della storia, un viaggio di gruppo cui parteciparono 570 persone.

Era il 5 luglio 1841.

Visto il successo, durante le successive tre estati pianificò, organizzò e condusse uscite per le società locali di temperanza e i bambini delle scuole domenicali: Il 4 agosto 1845 organizzò un viaggio da Leicester a Liverpool. Nel 1846, portò 350 persone da Leicester in un tour della Scozia. Nel 1851 organizzò il viaggio di 150.000 persone per recarsi alla Grande Esposizione di Londra. Quattro anni dopo pianificò la sua prima escursione all'estero, quando formò due gruppi per un "grande tour" di Belgio, Germania e Francia, terminando a Parigi per l'Esposizione universale. Durante gli anni 1860 organizzò viaggi anche in Svizzera, Italia, Egitto e Stati Uniti.

Era nata la Thomas Cook and Son (divenuta poi Thomas Cook Group) con l’apertura della prima agenzia a Londra in Fleet Street nel 1865.

1872 parte per un giro del mondo con cui attraversa gli Stati Uniti in treno e naviga fino al Giappone. E poi Cina, India, Egitto, Turchia, Grecia, Italia, Francia e infine a casa, dopo 222 giorni di viaggio.

Nel 1866 sempre grazie alla mente illuminata di Thomas Cook nascono i voucher: i clienti potevano pagare hotel e ristoranti senza usare il denaro.


Signore e signori è nato il turismo di massa.


My Man...chester



Vi è mai capitato di partire un po’ prevenuti verso una destinazione, e invece…
A me è successo a Manchester.
Sono andata per partecipare ad un evento, ma senza troppa convinzione rispetto alla città.
Mi aspettavo una grigia città industriale del nord Inghilterra.
Nulla di più sbagliato. Mi sono sentita immediatamente a casa, la città è deliziosa, moderna, piena di vita, di cultura e di eventi.
Con un centro pedonale per lo shopping (Market Street), la zona dei canali, i numerosi musei (per lo più gratuiti), la Cattedrale, il Municipio.


E sono stata anche molto fortunata con il meteo, tornando a Roma, sempre con le spalle abbronzate.
Sì, perché dopo quella prima volta, a Manny ci sono tornata altre due. E ho ancora una pazza voglia di tornarci per scoprirla ancora, e ancora.



Durante la Rivoluzione Industriale Manchester è diventata la capitale dell'industria tessile, in special modo quella del cotone. Al giorno d'oggi è una città ricca di arte e cultura, orgogliosa della sua storia ma rivolta costantemente verso il futuro grazie alla massiccia opera di ristrutturazione e riqualificazione che viene portata avanti da diversi anni.
Tracce del suo passato industriale sono ben visibili in vari punti della città. È proprio questo straordinario mix di elementi antichi e moderni a donare a Manchester un’immagine unica.
Un detto popolare recita: “Manchester fa oggi quello che il mondo farà domani”. Infatti è la patria del primo computer.

Il quartiere di Castlefield, da non mancare. La zona dei canali, quella che meglio racconta la storia della città. È qui che nacque il primo accampamento dei romani che diedero i natali alla città. È una zona da esplorare a piedi, passeggiando lungo i canali, con gli edifici dai mattoni rossi a fare da cornice. Rumore dell’acqua, sferragliare dei treni. Un fascino assoluto.

Da tifosa di calcio ed in particolare del Manchester United, non ho potuto fare a meno di spendere alcune ore per il tour dell’Old Trafford Stadium.

Emozionante vedere da vicino tutti i trofei, entrare sul campo, sedere in panchina. Il tour è molto ben strutturato, lo consiglio assolutamente.



 

Siete appassionati di serie tv: Coronation Street è girata a Manchester, lungo l’omonima via, ed il set, se volete, è anche visitabile.
 

Ok, mi è venuta voglia di tornare...di nuovo!!

Una domenica particolare

Oggi, sarebbe dovuta essere una domenica diversa: visita della Nave MSC Meraviglia a Civitavecchia, ma ahimè il brutto tempo ci ha messo lo zampino, e la visita è stata annullata.  


E così si è trasformata in una domenica da pigiama, pantofole, tea caldo e blog.


Lo so è una vita che non scrivo, ma davvero il tempo è tiranno, ed è più veloce scrivere, magari, poche righe su facebook o su instagram.  

A proposito, mi seguite già, vero?! Per i più distratti: @ilventonelleali è il nome dei miei profili social.  

Comunque, visto il tempo da lupi vi racconto quello che ho fatto l’ultima domenica primaverile, la scorsa.  

Ho infilato le scarpe da trekking e mi sono unita ad un gruppo di professionisti (loro…) per una passeggiata fuori porta. Ok, chi mi conosce sa, che sono tutto fuorché una grande sportiva: ho scelto di praticare nuoto proprio perché non mi piace correre, camminare, sudare, perché ho mal di schiena…perché, perché… 

E subito, la prima “particolarità” di quella domenica:  

Io che da ragazzina non entravo nemmeno in un negozio da sola perché mi vergognavo di parlare.
Beh, mi vergognavo di tutto, quasi pure di respirare. E, ancora oggi, adulta, mi muovo nel mondo cercando di spostare meno aria possibile (shopping, però, preferisco farlo da sola...).  

Io che non ho mai cercato altre amicizie oltre quelle che non avevo nemmeno fatto fatica a trovare (né un altro amore: dove c'è insulto/umiliazione c'è "casa"?!).
Perché in mezzo alle persone che conosco bene mi sento tranquilla ed a mio agio. 

Che poi quelle amicizie hanno preso altre strade. Vuoto e solitudine intorno, e alla fine mi ci trovo pure bene ("ma chi me lo fa fare" è sempre il primo pensiero' e che fatica combatterli!).  

Insomma, proprio io, mi sono buttata.  


Sono uscita con un gruppo di perfetti sconosciuti (sì, anche stamattina, era lì: "ma chi me lo fa fare).
Io che sono piena di dolori, che non ce la faccio, che ho paura di tutto...pure di salire un gradino.



E che tutti questi pensieri me li sono dovuti tenere, mica potevo fare la figuracce, e poi chi glielo diceva che ero in difficoltà?!  

Non conoscevo nessuno...nessuno a cui tenere la mano in caso la via fosse stata scivolosa. Col cuore a mille, pregando di essere in grado.

Sono salita in una macchina sconosciuta, in mezzo a sconosciuti.
Insomma, alla fine il percorso era semplice, non sono scivolata, ho scoperto un bel posto nuovo. Ed ora conosco 23 persone nuove... 





Ma, torniamo a noi. Passeggiata fuoriporta, dicevo alla Riserva Naturale Nazzano Tevere Farfa, a circa 40km da Roma, vicinissima, dunque.  

Qualche cenno storico, ci vuole…

Si è formata intorno al 1950 in seguito alla costruzione della diga, per scopi idroelettrici, lungo il Tevere, a valle della confluenza con il Farfa.




 




Il livello dell’acqua si innalzo e, di conseguenza, i terreni circostanti furono inondati. Nel tratto compreso fra la confluenza dei due fiumi e la diga di Meana, si formò una specie di lago di circa 300ettari. La diminuzione della corrente che conseguì alla costruzione dello sbarramento artificiale, causò l’accumulo di detriti portati dai fiumi lungo le rive ed al centro di questo lago.  

Tale accumulo di sedimenti determinò la formazione di isolotti sui quali si sviluppo, con il tempo, un’ampia fascia di canneto e successivamente, si insediarono salici cespugliosi ed arborei. Ben presto, questo tratto del Tevere, comincio ad ospitare un gran numero di specie di uccelli, e nel 1968 fu istituita un’Oasi di protezione della fauna.  




Ho studiato, eh…




La riserva naturale Tevere Farfa, divisa tra le province di Roma e Rieti, è compresa del territorio dei Comuni di Nazzano, Torrita Tiberina, Montopoli in Sabina e offre ai visitatori diverse opportunità per poter conoscere ed apprezzare il proprio territorio, con iniziati, strutture ed eventi d’interesse per tutte le fasce d’età.  

I sentieri della riserva sono facilmente accessibili e ben riconoscibili. E’ possibile effettuare delle gite in barca. Una occasione unica per apprezzare veramente le bellezze del fiume e la ricchezza di specie che legano la loro esistenza all’acqua. I battelli che effettuano le gite sono due, a pannelli solari: “l’Airone” e il “Martin Pescatore”, da 23 posti ciascuno. Le gite hanno durata diversa a seconda del percorso: di circa un’ora nel tratto interno della Riserva: compreso tra l’approdo di Nazzano e quello di Torrita Tiberina, che è il giro che ho effettuato io.




Oppure, si può effettuare un percorso più lungo, raggiungendo l’approdo situato sotto Sant’Oreste, così da potere apprezzare lo splendido paesaggio della Valle del Tevere.  

Per informazioni, programmi e costi potete visitare il sito www.teverefarfa.it.  

I sentieri sono tutti semplici da percorrere (se ce l’ho fatta io…) per lo più si snodano lungo strade sterrate ed i percorsi sono stati realizzati con le traversine di legno.  

Sono segnalati da una tabella di inizio che riporta la cartografia della Riserva con le indicazione dei percorsi, le norme comportamentali e le peculiarità del territorio. 





Il territorio della Riserva è un ponte tra le tradizioni più tipicamente sabine e quelle della campagna romana. Alcuni prodotti alimentari vengono realizzati dalle piccole aziende presenti nella Riserva, di cui, alcune a carattere familiare.  

Le feste paesane e le sagre costituiscono la migliore occasione per assaporare i prodotti tipici locali che, generalmente, vengono preparati a mano dalle donne che detengono ancora il prezioso sapere delle ricette antiche, tramandate di generazione in generazione.




I sapori dei prodotti della zona sono genuini, semplici, ma forti, tipici della cultura contadina locale: formaggi, miele e ovviamente il famoso olio extra vergine d’oliva.  

E allora, per la prossima domenica (senza pioggia) indossate pure voi, abbigliamento e scarpe comode, e partite alla scoperta della Riserva Naturale Nazzano Tevere Farfa, senza dimenticare di portare con voi un taccuino per annotare le specie avvistate o qualche pensiero suggerito dall’emozione di un’alba o un tramonto nella palude. 


Passione Andalusa

Lo confermano tutte le statistiche relative al settore turistico: nell’ultimo anno, gli italiani hanno scelto in numero sempre maggiore la Spagna per le loro vacanze.  

Ed in particolare la sua regione più fascinosa: l’Andalusia con le sue atmosfere arabeggianti, i paesaggi da cartolina e le tradizioni celebri come il flamenco.  
L’ideale sarebbe visitarla in primavera quando regala temperature piacevoli e la possibilità di assistere a festeggiamenti suggestivi come la Semana Santa pasquale.

Quattro, le città imperdibili: Granada, Cordoba, Malaga e Siviglia: monumenti, folklore, storia e modernità, divertimento e gastronomia.


Granada è la città più araba dell’Andalusia, giardini segreti e palazzo merlettati, cortile con fontane dall’acqua scintillante, barrios scoscesi in cui gruppi di caseggiati formano una casbah aggrappata a terrazzo mozzafiato.

Da non perdere la visita all’Alhambra: la sfarzosa cittadella dei palazzi dei califfi, dalle pareti ricoperte di splendide ceramiche e stucchi cesellati come merletti. Testimonianza dell’occupazione musulmana.

Cordoba, la più rurale delle città dell’Andalusia sembra ritagliata da un fotogramma del film Lawrence d’Arabia: un’oasi nel deserto con le palme e l’acqua, recintata come una antica medina.


Mentre nella parte nord la città si sviluppa tra architetture moderniste e palazzi liberty.

Non si può dire di avere visitato la città senza una visita al bagno Al-Andaluz, dove lo stile e i colori della Mezquita si replicano tra il vapore e gli scrosci dell’acqua calda dell’antico hammam.



La sensazione che si prova a Malaga è quella di tuffarsi nella quintessenza della Spagna.

Un tempo era la città del folklore andaluso “da cartolina”, delle corride e del flamenco, dei palazzi mudéjares e delle “case dal patio antico”.

Oggi è una piccola metropoli che, al sole delle spiagge della Magueta, di Padregaleo e del Palo, vive l’era della modernità spagnola: giovane e pimpante, ricca e vivace.





Accanto al Centro de Arte Contemporàneo di calle Alemania, che organizza mostre ed esposizioni in un riadattato mercato all’ingrosso degli anni ’30, il Museo Picasso è la maggiore attrazione malaguena: 9.000 metri quadri che inglobano resti di mura fenicie, il patio, il giardino, i fregi ed i soffitti a cassettoni del rinascimentale palazzo Buenavista.

Il flamenco è la colonna sonora di Siviglia: all’alba risuona il canto hondo dei vetturini sulle carrozze ferme a fianco della Cattedrale, la sera echeggia tra le calli la voce roca dei cantaores.
A Siviglia il flamenco è ovunque, entra nelle orecchie prendendo un taxi o camminando sotto un balcone aperto. Ovunque scuole, accademie, negozi dove comprare vestiti, scarpe, fiori di seta e mantones de Manila, gli scialli delle ballerine andaluse in seta ricamata a mano.

La Cattedrale di Siviglia è una delle più grandi al mondo: completata agli inizi del 1500 originariamente in stile gotico, fu seguita da dettami rinascimentali.

All’interno della Cattedrale è collocata la tomba di Cristoforo Colombo.

Nel periodo pasquale, la Semana Santa è considerata la più importante festività spagnola.
E Siviglia ne è protagonista assoluta: non ne esiste una uguale in tutta la Spagna: solennità e gioia davvero smisurate.

Le celebrazioni hanno il loro apice il venerdì santo quando le statue della Madonna e di Cristo vengono portate da sei confraternite fino alla Cattedrale.


 

La Madonna è la famosa Virgen de la Macarena patrona dei toreri e della corrida e della città di Siviglia.

Ma non finisce qui, ad aprile la Feria de Abril: è l’evento che celebra la tradizione andalusa.

Una parata senza fine di donne con i classici costumi a volant, preziosi mantones, sgargianti fiori di seta e bigiotteria fuori misura.

La Feria de Abril di Siviglia è colore, musica, polvere. Una settimana più o meno di vacanza, nella quale la gente spende tanto tempo e denaro mangiando, bevendo e ballando.



La vacanza come piace a me

Premessa: non sono contraria ai resort, ovvio, non sarei una buona promoter di me stessa né del mio lavoro.  

Però, ci sono destinazioni e luoghi che mi piace vivere completamente immersa nella cultura e nel modo di vivere locali.  
Uno di questi è l’Africa.  
Il Kenya.  



Chi non ha mai sognato davanti ad un tramonto kenyota, davanti alle sue spiagge bianche o immaginando i suoi parchi naturali tagliati dalla linea dell’equatore?

Spazi sconfinati di savana dove il tono rosso della terra si contrappone all'intenso blu del cielo.  
E la costa, un paradiso tropicale orlato da palme e da spiagge bianche dove l’acqua turchese dell’Oceano Indiano accoglie la ricca barriera corallina che crea insenature di acqua calma e dove si può scoprire corallo vivo, tartarughe e delfini. Un paese, dove ogni desiderio di vacanza viene esaudito

 

Le sue città cosmopolite: Nairobi, l’unica “capitale dalla natura selvaggia” al mondo, fino alla città costiera di Mombasa.  
Moderne e variegate, con i loro imponenti grattacieli, la vita notturna e una cultura urbana da ammirare e da fare propria.  

Ma io ho una chicca per voi, cari lettori:  


Mambrui è una piccola cittadina sulla costa del Kenya, situata 12 km a nord della più famosa Malindi, eppure la vita e le abitudini della gente sono così diverse nelle due città, che sembra di trovarsi a centinaia di km di distanza.  


La straordinaria spiaggia di Mambrui è nota anche con il nome di Golden Beach, spiaggia dorata, perché una forte presenza di pirite le conferisce un effetto dorato che si può apprezzare soprattutto all'alba e ancor più al tramonto.  



La maestosa lingua di sabbia che lambisce il maresi estende di fatto per 30 km da Malindi (a sud) fino alla penisola che si protende nell'Oceano Indiano più a nord, sul cui versante settentrionale si apre l'Ungwana Bay.  

Dodici chilometri a nord di Malindi, dicevamo, passato il ponte sulla foce del fiume Sabaki, dove si possono scorgere ippopotami e la vegetazione è particolarmente rigogliosa, sorge il villaggio di Mambrui.  



Nel passato Mambrui fu un importante centro religioso mussulmano, e ospitò anche i primi cinesi arrivati in Kenya via mare.  

Segni della sua rispettabile storia si hanno nell'importante moschea e nell'antico insediamento arabo.  

Oggi la "old town" di Mambrui è poco più che un borgo di pescatori sviluppatosi sulla grande spiaggia che unisce la "rive gauche" del Sabaki alle saline di Ngomeni.  

La vera attrazione è la spiaggia dorata con l'oceano selvaggio non protetto dalla barriera corallina.  

 La si può percorrere con un'automobile dotata delle quattro ruote motrici, tra dune e distese di sabbia ottime per il kitesurf.  

Il luogo ideale per gite di giornata o per chi desidera una vacanza rilassante a contatto con l'Africa selvaggia di mare, senza dimenticare i comfort occidentali.  
È in posti come questi che si può entrare in contatto con una parte d'Africa che solo pochi km più a sud, a Malindi, sembra dimenticata.  
Ed è in questo paradiso che ho un bel suggerimento per voi: una villa privata all’interno di un residence sul cui uscio si apre la spiaggia dorata di Mambrui: 3 camere da letto, cucina, due bagni un enorme patio.  


La villa è dotata di tutto, dal cambio di lenzuola, alle pale al soffitto, aria condizionata. 







Inoltre, la meravigliosa Irine si prenderà cura di voi, cucina anche italiano, nel caso doveste sentirne la mancanza 

Contattami e creiamo insieme la tua vacanza da sogno in Kenya